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Pillole di Growth Hacking | FR@NX

Pillole di Growth Hacking

Growth Hacking è un termine generico che indica l’insieme di strategie incentrate per lo sviluppo del business di un brand. Questa definizione viene utilizzata nella maggior parte dei casi in relazione alle startup, che sono strutture che necessitano di una grande crescita in tempi ridotti, con il minor budget possibile e devono essere supportate dai risultati di breve, medio e lungo termine (dal punto di vista del fatturato, del numero di clienti – nuovi e fidelizzati – e dal profitto via via crescente). Il professionista che sviluppa tutte le strategie che ci sono dietro un growth hacking viene definito, di conseguenza, growth hacker.

Cosa si intende per Growth Hacker

Questa figura professionale è specializzata nell’eseguire strategie creative a basso costo che aiutano le aziende ad acquisire nuovi clienti e a fidelizzare quelli già intercettati. Alcuni si riferiscono ai growth hacker anche con il termine growth marketer, ma si tratta di una definizione assai limitante. I growth hacker non sono dei semplici marketer. Del resto, chiunque sia coinvolto nel lancio di una startup o più in generale di un nuovo prodotto può essere un growth hacker, perfino i product manager.

Allo stesso modo, le stesse mansioni relative ad un growth hacker non possono essere delimitate in un insieme finito di azioni. Quello che contraddistingue un bravo growth hacker è anzitutto l’atteggiamento che mostra nei confronti del brand che deve far crescere in poco tempo: in ogni azione che compie deve essere curioso, analitico e perfino ossessivo.

Concentrandosi esclusivamente su operazioni che possono contribuire alla crescita di un business in poco tempo, i growth hacker stabiliscono anzitutto delle priorità, poi formulano ipotesi e solo alla fine testano la soluzione trovata per capirne l’effettiva efficacia. Un bravo growth hacker, infine, è soprattutto abile ad individuare i migliori canali per acquisire nuovi clienti.

Come funziona il Growth Hacking

Un’azienda deve anzitutto capire se ci sono i presupposti di crescita e sfruttare il proprio vantaggio competitivo. Per arrivare a conoscere questi presupposti la maggior parte delle aziende utilizza il modello denominato Funnel dei Pirati ideato da David McClure (uno dei “papà” di PayPal e di oltre 500 startup). Questo nome così originale deriva dall’insieme delle linee guida che costituiscono questa metodologia: consapevolezza (awaraness), acquisizione (acquisition), attivazione (activation), conservazione (retention), riferimento (revenue) ed entrate (referreal).

L’acronimo di queste parole chiave in inglese genera il termine AARRR, che ricorda vagamente il verso degli antichi pirati. L’obiettivo è quindi ottenere traffico e visitatori, trasformare quest’ultimi in utenti frequenti e fare in modo che una buona fetta di questi diventino clienti soddisfatti.

Come applicare le strategie di Growth Hacking

Finora abbiamo spiegato il growth hacking utilizzando sì termini semplici, ma esponendo concetti astratti. Da qui in avanti, invece, proveremo a fornire esempi concreti per capire come si possono applicare le strategie di growth hacking.

Il primo passo obbligato è, ovviamente, la creazione del prodotto. Quando un’azienda partorisce un’idea relativa ad un prodotto o ad un servizio, prima di passare alla produzione in larga scala deve assicurarsi che ci sia gente che non solo abbia bisogno di quello specifico bene, ma che sia anche disposto a pagarlo. Per sapere ciò, è opportuno stilare delle ricerche di mercato e verificare chi ha bisogno di quel determinato prodotto e se corrisponde ad uno specifico target.

Solo quando i dati dicono che c’è una buona domanda per quel determinato prodotto si può passare alla distribuzione. Il metter in commercio un prodotto, tuttavia, non è la fase finale delle strategie di growth hacking, ma l’inizio. I clienti vanno incentivati al fine di ricevere continuamente feedback rispetto al prodotto in questione, così se ne possono correggere eventuali difetti e ottenere sempre un ottimo successo di vendite.

Strategie di Growth Hacking

La maggior parte delle strategie di growth hacking si dividono in tre macro-categorie:

  • Content Marketing
  • Product Marketing
  • Pubblicità

Partiamo dall’analizzare il content marketing, forse una delle strategie più economiche che può un’azienda utilizzare per far conoscere il proprio prodotto. Sono tantissime le attività che rientrano nella categoria dei Content Marketing, tra queste le più famose sono: i concorsi a premi, i guest post, le recensioni dei blog di settore, le opinioni degli influencer sui social network, l’affiliazione via mail e la creazione di contenuti attraverso un social media manager. In tutte queste operazioni i contenuti devono essere redatti secondo specifiche norme di SEO, al fine di essere indicizzati al meglio sui motori di ricerca.

Il product marketing, invece, include tutte quelle operazioni accessorie all’acquisto di uno specifico prodotto. Ad esempio, molte aziende high-tech, in corrispondenza dell’uscita di un nuovo smartphone, vendono i primi modelli solo agli utenti che effettuano una preregistrazione. Il fatto di poter avere uno status symbol prima degli altri è un qualcosa che attira e fidelizza tantissimi clienti. Fanno parte della categoria di product marketing anche tutte le strategie di porta un amico, in cui l’azienda offre un qualunque vantaggio sia per il cliente già fidelizzato, sia per il nuovo utente.

Fanno parte delle strategie di growth hacking anche le semplici campagne pubblicitarie, a patto che risultino a bassissimo costo. In tal senso, tutte le campagne di Pay per Click, il cui l’utente finale viene pagato pochi centesimi di euro per visionare un annuncio pubblicitario, possono annoverarsi tra le strategie più riuscite di growth hacking.

Esempi reali di Growth Hacking

Il fatto che le strategie di growth hacking siano utilizzate principalmente dalle startup che hanno bisogno di farsi conoscere in poco tempo e con la minima spesa non significa che queste siano disdegnate dai grandi brand, anzi. Sono tantissime le grandi aziende che fanno utilizzo frequente del growth hacking.

Fra queste, una delle più importanti è sicuramente AirBnB. Il noto portale che mette in comunicazione chi cerca e chi affitta casa, per ampliare il suo elenco di immobili in affitto, ha utilizzato per diverso tempo gli annunci su Craiglist.

Anche Dropbox, il noto servizio di clouding, fa ricorso continuamente al growth hacking, nello specifico con il metodo del porta un amico: per ogni nuovo utente che si iscrive al servizio, infatti, il presentante ottiene più giga per archiviare online i propri file.

Conclusioni

In questo articolo abbiamo effettuato un excursus generale sul Growth Hacking, sulle caratteristiche di queste strategie e solo parzialmente abbiamo riportato qualche esempio pratico.

Nel prossimo articolo analizzeremo i confini (spoiler: molto labili) tra la figura del growth hacker e quella del social media manager, e vedremo alcuni esempi in cui le figure che gestivano gli account social di un brand ne hanno fatto le fortune.


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